Particolare stilizzato della cupola del Pantheon, Roma

Domande più frequenti: CONSEGUIMENTO DELLA QUALIFICA PROFESSIONALE DI RESTAURATORE E COLLABORATORE RESTAURATORE DI BENI CULTURALI

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Ultimo aggiornamento: 8 Ottobre 2014 ore 18.01
RISPOSTE ALLE DOMANDE PIÙ FREQUENTI PER LA PROCEDURA PER IL CONSEGUIMENTO DELLA QUALIFICA DI COLLABORATORE RESTAURATORE DI BENI CULTURALI

FAQ - DOMANDE E RISPOSTE

Generali  Formazione e Titoli di studio  |  Inquadramenti  |  Attività di RestauroAttività all'Estero  | 
 



GENERALI

- Domanda: Quali sono le fonti normative a partire dalle quali è stata avviata la procedura per l’acquisizione della qualifica di restauratore di beni culturali? (Aggiornata il 14/9/15)
- Risposta: le fonti normative sono:
  1. L’articolo 182 del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, Codice dei beni culturali e del paesaggio, come novellato dalla Legge n. 7 del 14 gennaio 2013 e ss. mm.
  2. Le Linee Guida applicative dell’articolo 182 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio approvate con Decreto del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo del 13 maggio 2014, di cui si è dato avviso sulla Gazzetta Ufficiale del 20 settembre 2014, n. 219
  3. Il Bando pubblico del 22 giugno 2015, pubblicato, ai sensi dell'art. 32 della L. 18 giugno 2009, n. 69, sul sito istituzionale del MIBACT

Tali documenti sono disponibili all’indirizzo http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/Avvisi/visualizza_asset.html_1061784176.html e forniscono la maggior parte delle indicazioni necessarie alla compilazione e all’invio della domanda.


- Domanda: è necessario per chi ha già partecipato alla precedente procedura reinserire nuovamente i dati e gli allegati del precedente bando secondo le nuove impostazioni delle schede? (Aggiornata il 14/9/15)
- Risposta: Sì, è necessario in quanto la Legge n. 7 del 14 gennaio 2013 ha modificato l’art. 182 del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 che disciplina l’acquisizione, in via transitoria, della qualifica di restauratore di beni culturali, per il conseguimento della quale è stato emanato il Bando del 22 giugno 2015. È comunque possibile recuperare i file delle attestazioni allegate nella domanda per la precedente procedura e riutilizzarli, inserendoli nel modulo della nuova domanda secondo le modalitàrichieste dall’attuale procedura. L’attuale applicativo è organizzato in base alla novellata normativa dell’art. 182, che prevede che la qualifica di restauratore di beni culturali sia acquisita per specifici settori di competenza.
Chi ne avesse bisogno, con le vecchie credenziali può accedere alla registrazione del 2010 e recuperare i documenti allegati. Per il recupero di allegati alle domande 2009-2010 il richiedente accede al portale con le sue attuali credenziali, sceglie nel menu la voce “bando 2009”. Nel caso che il documentodi identità allegato in fase di registrazione non sia stato verificato, ne va fatta segnalazione all’indirizzo restauratori@beniculturali.it, che provvede alla verifica. Una volta verificato si accede inserendo la prima volta le credenziali del 2009. Negli accessi successivi risulterà visualizzabile la vecchia domanda nelle sue parti e sarà possibile scaricare i singoli allegati. Per recuperare allegati alla domanda per collaboratore restauratore il richiedente deve selezionare da “domande inviate” la propria richiesta, esaminare l’istanza e scaricare i singoli allegati


- Domanda: ho conseguito la laurea magistrale a ciclo unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali LMR/02. Volevo sapere come fare per partecipare alla procedura per l’acquisizione della qualifica di restauratore di beni culturali indetta con bando pubblico del 22 giugno 2015. (Aggiornata il 14/9/15)
- Risposta: il Bando pubblico del 22 giugno 2015 disciplina, ai sensi dell’art. 182, la selezione pubblica per l’acquisizione,in via transitoria, della qualifica di restauratore di beni culturali, cioè per la fase precedente alla disciplina a regime contenuta nell’art. 29 del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.
Chi è in possesso del diploma di laurea magistrale a ciclo unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali LMR/02 ha conseguito la qualifica di restauratore di beni cultuali in base ai commi 7, 8 e 9 dell’art. 29 e del D.M. 87/2009, pertanto non deve partecipare al bando che è relativo alle norme transitorie e riguarda iter formativi ed attività di restauro precedenti alla istituzione della classe di laurea magistrale LMR/02.


Domanda: Come si effettuala propria registrazione? (Aggiornata il 14/9/15)
Risposta: bisogna accedere al sito: https://ibox.beniculturali.it fornendo la propria email; si riceverà un primo messaggio di conferma della richiesta di registrazione e, effettuando una validazione richiesta dal sistema, un successivo messaggio con consegna delle credenziali per l'accesso.
A questo punto si dovrà predisporre una scansione .pdf a bassa risoluzione di un documento d'identità in corso di validità e del codice fiscale o della tessera sanitaria. Accedendo con la password fornita dal sistemasarà possibile inserire i propri dati identificativi, i documenti richiesti e salvare il tutto.
Per completezza, a questo link si trova una descrizione della procedura di registrazione.


FORMAZIONE E TITOLI di STUDIO

Domanda: per i diplomati delle scuole statali, che acquisiscono 300 punti con il loro titolo di studio,
è necessario compilare la sezione Attività di restauro ai fini dell’acquisizione dei settori su cui hanno ricevuto la formazione, oppure tale compilazione si rende necessaria solo per l’acquisizione di settori diversi dal percorso formativo? (Aggiornata l'8 ottobre 2015)
Risposta: Il comma 1-novies dell’articolo 182 del decreto legislativo 42/2004, così come modificato a seguito dei più recenti provvedimenti legislativi, recita: I titoli di studio di cui alla sezione I, Tabella 1, dell'Allegato B consentono l'iscrizione nell'elenco, di cui al comma 1, relativamente ai settori di competenza, di cui alla sezione II dell'Allegato B, cui si riferiscono gli insegnamenti di restauro impartiti. Le Linee Guida, al paragrafo 5.1, ultimi due capoversi, recitano: Per consentire dette valutazioni, viene richiesta all’interessato …l’indicazione … di elementi informativi … riguardo alla qualificazione giuridica del corso, nonché all’oggetto (materia) … In base a tali elementi, il requisito verrà valutato dal Ministero utile in relazione ad uno o più settori di competenza, secondo i criteri stabiliti dall’articolo 182, comma 1-novies.
Pertanto gli insegnamenti ricevuti durante il percorso formativo sono utili ai fini dell’acquisizione dei settori, e saranno valutati come tali dalla Commissione che esaminerà le domande.
Solo per l’acquisizione di settori diversi da quelli di competenza del percorso formativo sarà necessario documentare l’attività svolta.


Domanda: Il comma 1-novies dell’articolo 182 consente l’acquisizione dei settori di competenza tramite la formazione, ma non dice quante ore d’insegnamento (teoria + pratica) sono necessarie per l’acquisizione di un settore. Come mi devo regolare? È forse necessario che, oltre ad indicare le ore d’insegnamento ricevute in un dato settore, io certifichi per maggiore sicurezza anche l’attività professionale nella sezione “attività di restauro” del modulo? (Aggiornata l'8 ottobre 2015)
Risposta: Il comma 1-novies dell’articolo 182 non indica quante ore d’insegnamento sono necessarie per l’acquisizione di un settore, sarà quindi la Commissione che esaminerà le domande a dover stabilire i parametri in base ai quali riconoscere la validità di un insegnamento al fine dell’acquisizione di un settore.


Domanda: Ho conseguito il diploma ICR e l’attestato di specializzazione ICR . Come data di conseguimento del diploma va inserita quella del diploma in sé o quella del corso di specializzazione?  (Aggiornata l'8 ottobre 2015)
Risposta: va inserita la data di conseguimento del diploma.


Domanda: Ho conseguito il diploma ICR e l’attestato di specializzazione ICR . Qualora la data di conseguimento, come credo, sia quella del diploma, vanno comunque considerate nell'ammontare totale anche le ore del corso dell'anno di specializzazione?  (Aggiornata l'8 ottobre 2015)
Risposta: Nelle Ore di insegnamento totali vanno inserite le ore complessive di insegnamento ricevuto, comprese quelle relative al corso di perfezionamento/specializzazione.


- Domanda: cosa si intende per “ore di insegnamento tecnico-pratico” alla voce “Titoli”? Potreste farmi degli esempi (tirocinio, corsi specifici inerenti i beni culturali o esami con codici specifici)? (Aggiornata il 14/9/15)
- Risposta: Con “insegnamento tecnico-pratico” si fa riferimento ad attività tecnico didattiche di conservazione e restauro svolte in aula, in laboratorio e in cantieri didattici su beni culturali mobili e superfici decorate di beni architettonici, aventi carattere eminentemente pratico e finalizzate all’acquisizione delle conoscenze tecnico-manuali necessarie per affrontare il restauro di detti beni. Sono comprese nelle ore di insegnamento tecnico-pratico le ore dei tirocini formativi svolti durante il percorso di formazione.


- Domanda: come posso utilizzare attestati di abilitazione e lettere di abilitazione all’attività di restauro di determinate categorie di beni, ai fini dell’acquisizione della qualifica? (Aggiornata il 14/9/15)
- Risposta: i titoli di studio utili al conseguimento della qualifica sono quelli indicati nell’allegato B, tabella 1, dell’articolo 182 come novellato dalla Legge n. 7 del 14 gennaio 2013 e ss. mm., nonché quelli riconosciuti come equivalenti o equipollenti in base alla normativa.


- Domanda: Come posso sapere se il mio titolo di studio conseguito all’estero è equipollente a uno di quelli indicati nell’elenco dell’allegato B, tabella 1, dell’articolo 182? (Aggiornata il 14/9/15)
- Risposta: Gli uffici competenti per il riconoscimento dei titoli accademici esteri sono: per le Lauree le Università e per i Titoli di Dottorato il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. Il riconoscimento accademico si basa sulla valutazione analitica del titolo straniero, con lo scopo di verificare se se esso corrisponde per livello e contenuti a un analogo titolo universitario italiano tanto da poterlo definire equivalente e dargli così lo stesso “peso” giuridico definendolo “equipollente”. Le modalità di riconoscimento dei titoli accademici esteri sono stabilite dalle università italiane che, nella loro autonomia, valutano i titoli accademici stranieri allo scopo di rilasciare gli analoghi titoli italiani equipollenti: la decisione viene presa caso per caso. È esclusivamente l’Università, tramite i suoi organi interni (ad es. Consiglio di Corso di Studio), a poter valutare l’ammissibilità della domanda di equipollenza dei titoli di studio stranieri. È pertanto necessaria la preventiva acquisizione dell’equipollenza del titolo straniero posseduto per poterlo esibire all’interno della procedura concorsuale.



INQUADRAMENTI

Domanda: Sono dipendente del MiBACT e vorrei sapere se è valido inserire l'idoneità come restauratore conservatore acquisita con le procedure di riqualificazione. (Aggiornata l'8 ottobre 2015)
Risposta: No, l’inquadramento come restauratore nei ruoli della Pubblica Amministrazione deve essere stato formalizzato prima del 30 giugno 2012, ai sensi dell’articolo 182, comma 1-ter, e deve essere stato conseguito a seguito di pubblico concorso, mentre le procedure di riqualificazione interne alla Pubblica Amministrazione non sono pubblici concorsi.
Chi ha acquisito la qualifica di restauratore posteriormente a tale data può partecipare alla procedura come assistente tecnico restauratore, se questa era la sua precedente qualifica, totalizzando 225 punti. I 75 punti mancanti possono essere ottenuti tramite la documentazione di due anni di attività, oppure cumulando punteggi derivanti dai titoli di studio indicati nella tabella 1 dell’allegato B, purché conseguiti posteriormente all’inquadramento nella qualifica di assistente tecnico restauratore. 


Domanda: Sono entrato nella Pubblica Amministrazione come assistente tecnico restauratore a seguito di pubblico concorso. In seguito, sono stato inquadrato con il profilo di restauratore, prima della data del 30 giugno 2012, a seguito di provvedimenti interni. Ho pertanto diritto ai 300 punti spettanti per l’inquadramento come restauratore? (Aggiornata l'8 ottobre 2015)
Risposta: No, per l’attribuzione dei 300 punti è necessario aver conseguito la qualifica di restauratore a seguito di pubblico concorso. Nel caso indicato è invece possibile l’attribuzione dei 225 punti spettanti per l’inquadramento come assistente tecnico restauratore perché, diversamente da quello di restauratore, questo profilo è stato acquisito a seguito di pubblico concorso. Il punteggio mancante per il raggiungimento dei 300 punti potrà essere ottenuto con l’attività di restauro (due anni), oppure cumulando ai 225 punti quelli corrispondenti a titoli di studio conseguiti dopo l’inquadramento.


Domanda: Essendo inquadrato nei ruoli della Pubblica Amministrazione come assistente tecnico restauratore devo certificare due anni di attività, corrispondenti a 75 punti. Quali documenti posso utilizzare, per comprovare l’attività svolta?  (Aggiornata l'8 ottobre 2015)
Risposta: Nel modulo di domanda la scheda Atti, per il dipendente della P.A., indica l’obbligatorietà di due tipi di documentazione: una che certifichi l’ Incarico di progettazione, consegna del lavoro o inizio della attività di restauro; la seconda comprovante l’ Ultimazione del lavoro di restauro o conclusione dell'attività di restauro. Pertanto, è richiesto che gli atti contengano le informazioni utili a documentare l’inizio dell’attività, la conformità della stessa ai requisiti indicati nel bando e la conclusione della stessa entro il 31 dicembre 2014.


Domanda: ho svolto dei periodi di docenza presso Università e/o SAF, insegnando restauro (sia teoria che pratica di laboratorio). Posso utilizzare la mia esperienza di docente per l’acquisizione di un punteggio ai fini del conseguimento della qualifica di restauratore? (Aggiornata l'8 ottobre 2015)
Risposta: l’articolo 182, allegato B, tabella 2, prevede l’acquisizione di 300 punti per chi abbia conseguito l’inquadramento come docente presso le Accademie di belle arti per i settori disciplinari ABPR 24, 25, 26, 27 e 28.  Non è pertanto prevista l’acquisizione di alcun punteggio per le docenze svolte presso SAF o Università.


Domanda: ho svolto delle docenze a contratto presso le Accademie di belle arti, per i settori disciplinari ABPR 24, 25, 26, 27 e 28. Ho pertanto diritto all’acquisizione dei 300 punti previsti per i docenti delle Accademie? (Aggiornata l'8 ottobre 2015)
Risposta: Le Linee Guida recitano, al par. 5.2 ("Inquadramento presso le Pubbliche Amministrazioni"), quinta riga dal basso: è evidente che l'inquadramento deve essere avvenuto a seguito del superamento di un pubblico concorso relativo al profilo di restauratore di beni culturali per cui la competenza professionale dell'interessato può ritenersi certa in quanto già valutata in sede concorsuale. Gli interessati dovranno comunque risultare essere inquadrati con un rapporto di lavoro subordinato. Non è pertanto prevista l’acquisizione di alcun punteggio per le docenze svolte in base a contratti temporanei, che non sono assimilabili al rapporto di lavoro subordinato in quanto trattasi di contratti di diritto privato con prestazioni a ore.


- Domanda: La data del mio inquadramento presso la Pubblica Amministrazione come Restauratore, successiva al 30 giugno 2012, non viene accettata dal sistema. (Aggiornata il 15/9/15)
- Risposta: Ai sensi dell’articolo 182, comma 1-ter, il punteggio previsto dalla tabella 2 dell’allegato B spetta per la posizione di inquadramento formalizzata entro al data del 30 giugno 2012. Pertanto non possono essere presi in considerazione inquadramenti successivi a tale data. Si riporta come esempio la seguente situazione: in conseguenza dei limiti temporali previsti dalla legge, i restauratori conservatori interni al MIBACT inquadrati nell’ultima procedura di passaggio di area con formalizzazione dell’inquadramento nel gennaio 2013, potranno ottenere la qualifica di restauratore facendo riferimento all’inquadramento precedente di assistente restauratore (225 punti) al quale dovranno aggiungere 2 anni di lavori eseguiti, oppure i titoli di studio conseguiti in data successiva all’inquadramento.


- Domanda: Sono inquadrato nella Pubblica Amministrazione come assistente tecnico restauratore e possiedo un diploma rilasciato da una scuola statale (ICR, OPD, ICPAL). Come posso qualificarmi? (Aggiornata il 15/9/15)
- Risposta: Nel caso in cui un assistente tecnico restauratore possieda un diploma ICR, OPD, ICPAL potrà ottenere la qualifica con il punteggio derivante dal titolo di studio relativamente ai settori del percorso formativo. Potrà altresì scegliere di qualificarsi in base all’inquadramento come assistente tecnico restauratore (225 punti previsti dalla tabella 2 dell’allegato B) che dovrà integrare con i 2 anni di lavori eseguiti.



ATTIVITÀ DI RESTAURO

Domanda: Perche nel modulo devo obbligatoriamente fornire la seguente dichiarazione: Il sottoscritto dichiara di aver preso in carico l’attività entro la data del 14/02/2013? (Aggiornata il 16/10/15)
Risposta: Si ribadisce che il punteggio di 37,50 punti per anno indicato nella tabella 3 dell’art 182 del Codice dei beni culturali e del paesaggio come modificato dalla Legge 7/2013 è previsto per lo svolgimento di attività di restauro prese in carico entro la data di entrata in vigore della citata legge (Legge 7/2013, comma 1-ter), senza alcun riferimento al ruolo ricoperto dal richiedente all’interno del cantiere o del lavoro di restauro. In particolare il ruolo del collaboratore e la data di avvio dell’attività di restauro risulteranno per quest’ultimo dal contratto stipulato con la ditta titolare dell’affidamento e dalla documentazione che il candidato dovrà obbligatoriamente allegare. Si rammenta, inoltre, che a norma di legge potrà essere utilmente inserita nel modulo solo l’attività svolta entro il 31/12/2014.

Domanda: Se la documentazione che ho inserito non viene considerata idonea al conseguimento della qualifica di restauratore cosa succede della mia richiesta? Perdo ogni possibilità di diventare restauratore? (Aggiornata il 16/10/15)
Risposta: Le Linee guida applicative dell’art. 182 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, al paragrafo 4, p. 8 analizzano i diversi casi di inadeguatezza della domanda e ribadiscono che il Ministero potrà svolgere approfondimenti istruttori sulle indicazioni fornite in sede di domanda. Si rinvia alla loro lettura, ricordando che qualora l’esame della documentazione presentata dal candidato risulti non soddisfacente all’attribuzione della qualifica, verrà inviato all’interessato un preavviso di rigetto al quale potrà essere fornita risposta con osservazioni e controdeduzioni.
In ogni caso il candidato che non totalizzerà i requisiti per l’assunzione della qualifica di restauratore di beni culturali nell’ambito della presente procedura potrà sostenere le prove di idoneità di cui al comma 1 quinquies dell’art. 182 del Codice dei beni culturali e del paesaggio come modificato dalla Legge 7/2013.

Domanda: Ho svolto attività di restauro inquadrato sia con contratto a tempo determinato sia con contratto a progetto ogni volta assunto da una ditta diversa che aveva vinto l’appalto ed avuto in affidamento i lavori.  Ho chiesto alle due Soprintendenze il rilascio del visto di buon esito ma non ho ancora avuto risposta. Come faccio a qualificarmi? Senza questi dati non posso inviare la domanda (Aggiornata il 16/10/15)
Risposta: La modifica della procedura telematica avvenuta in data 6 ottobre nella compilazione della sezione ATTI ha inserito la possibilità di sostituire i dati relativi al certificato di regolare esecuzione o il visto di buon esito sul CEL con un nuovo tipo di atto, cioè gli estremi della avvenuta presentazione all’organo di tutela del bene di una domanda di rilascio di questi documenti.
Tale modifica è stata apportata, a seguito di segnalazioni degli utenti e di verifiche effettuate presso i diversi uffici del Ministero proprio al fine di agevolare i richiedenti.
E’ quindi possibile inserire nel modulo documentazione che attesti di aver presentato all’ufficio interessato una domanda di rilascio del certificato di esecuzione lavori o di copia di un certificato già emesso in passato (per lavori appaltati da Soprintendenze o Istituti del MIBACT) o di rilascio del visto di buon esito o di copia di esso (per lavori svolti su incarico di altri committenti). Sono documenti utili gli estremi di una raccomandata, una lettera di richiesta timbrata per ricevuta e/o acquisita a protocollo dall’ufficio, i riferimenti di una PEC.
Se la richiesta viene presentata da una persona non corrispondente al titolare dell’affidamento o dell’appalto, cioè da una persona che nell’ambito di quell’intervento di restauro ha svolto la sua attività come collaboratore, l’interessato dovrà:
fornire tutti gli elementi utili alla chiara individuazione del lavoro di restauro (oggetto, luogo, anno/i di esecuzione, nominativo dell’impresa titolare)
fornire documentazione attestante il proprio interesse a presentare al richiesta, quindi il contratto di assunzione o di collaborazione e/o altra documentazione non in possesso dell’amministrazione statale.
 La richiesta dovrà essere accompagnata da una delega del legale rappresentate della ditta titolare dell’appalto ed eventualmente dei legali rappresentanti delle altre ditte/figure professionali interessate (in caso di ATI, subappalti, forniture di servizi).
Quando non sia possibile ottenere questa delega, l’interessato lo potrà segnalare in sede di richiesta del certificato o visto di buon esito, e sarà cura del ministero verificare presso i propri uffici o presso gli altri organi preposti alla tutela la sussistenza del requisito. Resta fermo l’obbligo  anche in questo caso di allegare la documentazione che provi il proprio interesse a presentare la richiesta.

Domanda: Nel corso della mia attività ho avuto modo di restaurare numerose opere di arte contemporanea per enti e musei. Posso utilizzare questa attività per la procedura di qualificazione anche se le opere avendo meno di 50 anni non sono comprese tra i beni culturali? (Aggiornata l'8 ottobre 2015)
Risposta: Si ritiene che anche le opere d’arte contemporanea se sono state acquisite alle raccolte statali o alla proprietà di istituzioni pubbliche, enti territoriali, fondazioni, ecc. possano rientrare nella fattispecie dell’art. 10, comma 1 del D. Lgs. 42/2004 Codice dei beni culturali e del paesaggio che recita: sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico.
In questo caso l’attività di restauro può essere utilizzata ai fini della presente procedura.


Domanda: Nella sezione Classificazione del bene del modulo, l’elenco che compare nel campo Tipologia del bene – Classe di appartenenza non corrisponde né alle classi di beni sulle quali il restauratore di beni culturali è qualificato ad operare (beni mobili e superfici decorate dell’architetture), né ai 12 settori di competenza contenuti nell’allegato B, tabella 3 dell’articolo 182. Si può dunque ipotizzare che il procedimento potrà dare la possibilità d’iscrizione agli elenchi dedicati ai restauratori anche ad archeologi, architetti specializzati nel restauro monumentale e archeologico e ad architetti paesaggisti? (Aggiornata l'8 ottobre 2015)
Risposta: L’elenco che compare nel campo Tipologia del bene – Classe di appartenenza è stato desunto dai vocabolari di controllo dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione.
Il procedimento esclude la possibilità di iscrizione negli elenchi di coloro che non hanno svolto le attività rispondenti allo specifico ambito professionale riservato al restauratore previste nell’Allegato A del DM 86/2009 ai punti B e C come specificato nelle linee guida al par. 5.3 “Lo svolgimento di un’attività di restauro”.


Domanda: Nell’Allegato A del D.M. 86/2009 non sono menzionati due ruoli di non trascurabile importanza: 1) programmazione e studio per la fruibilità degli ambienti ad alto rischio d’inquinamento antropico (ipogei); 2) redazione di schede di rilievo dello stato di  conservazione (progetto Carta del Rischio del Patrimonio Culturale). È possibile utilizzare l’attività svolta in questi due ambiti ai fini dell’acquisizione di punteggio/settori? (Aggiornata l'8 ottobre 2015)
Risposta: fermo restando che ai fini dell’acquisizione della qualifica professionale possono essere considerate solo ed esclusivamente alle attività caratterizzanti il profilo professionale del restauratore di beni culturali, ai sensi del comma 6, articolo 29 del Codice dei beni culturali, ai fini dell’iscrizione all’elenco si dà rilevanza soltanto alle lettere B, Progettazione e C, Intervento, dell’Allegato A del D.M. 86/2009. Pertanto i punti 1) e 2) descritti nel quesito non possono essere presi in considerazione in quanto esulano dallo specifico ambito professionale riservato al restauratore, ben potendo essere svolto da altri soggetti (Linee Guida, Paragrafo 5.3., ultimo capoverso).


Domanda: Posso utilizzare l’attività di redazione di schede tecniche di progetto facenti parte dell’attività di progettazione le quali, ai sensi dell’art. 202 comma 2 del D. Lgs. 12 aprile 2006, n. 163, Codice dei Contratti Pubblici di Lavori, Servizi, Forniture,  per quanto riguarda i beni mobili e le superfici decorate dell’architettura, sono redatte in via esclusiva dal restauratore di beni culturali? (Aggiornata l'8 ottobre 2015)
Risposta: l’attività di progettazione, comprendente pertanto la redazione di schede tecniche di progetto, è presa in considerazione dalla procedura unitamente all’attività di restauro. Le linee Guida menzionano infatti, a questo proposito, l’Allegato A del D.M. 86/2009 alle lettere B, Progettazione e C, Intervento, specificando che progettazione ed esecuzione dell’intervento conservativo sono attività di regola fortemente integrate tra loro nell’ambito degli interventi su beni culturali mobili e superfici decorate dei beni architettonici.


Domanda: Le Linee Guida, par. 5.3.2, quartultimo capoverso, consentono l’attribuzione dell’attività di restauro a più soggetti per uno stesso intervento qualora le caratteristiche dell’intervento stesso (per es., dimensioni cospicue del bene) siano compatibili con il numero di aspiranti. Si osserva però che nel modulo manca un sistema univoco d’identificazione del bene e dell’intervento, che consenta alla Commissione esaminatrice di verificare se uno stesso restauro sia stato inserito nella propria attività da persone diverse. Pertanto, come potrà la Commissione esaminatrice verificare quanti richiedenti abbiano partecipato a uno stesso restauro, e se il loro numero sia congruo rispetto alle dimensioni del bene? (Aggiornata l'8 ottobre 2015)
Risposta: All’identificazione univoca del bene concorreranno più elementi. Infatti ai dati desunti dalle procedure adottate nella catalogazione dei beni si assoceranno i dati relativi all’autorizzazione e al buon esito rilasciato dall’ente preposto alla tutela.


Domanda: Mi è consentita la compilazione di più schede attività per un medesimo restauro, con l’attribuzione in ogni scheda di ruoli diversi? Per esempio, in una scheda mi attribuisco il ruolo, effettivamente ricoperto, di direttore tecnico, e in un’altra il ruolo di dipendente. Ho osservato che il sistema non rileva alcuna contraddizione e somma i due periodi come se si trattasse di due interventi diversi. (Aggiornata l'8 ottobre 2015)
Risposta: Per lo stesso lavoro di restauro è possibile indicare più ruoli usando la funzione “aggiungi ruolo” e per ogni ruolo indicando i giorni impegnati; il sistema somma i giorni che comunque non possono superare il periodo indicato dalle date comprese tra inizio e fine dei lavori.
La compilazione per uno stesso restauro di più schede di attività con l’attribuzione di ruoli diversi non è invece consentita, perché l’intervento di restauro è uno solo, e tale compilazione molteplice, inducendo l’equivoco che il richiedente abbia svolto restauri diversi, costituisce un abuso.


- Domanda: quali sono i documenti utili ad attestare il buon esito dei lavori? (Aggiornata il 15/9/15)
- Risposta: Il documento che attesta il buon esito dei lavori è il certificato di esecuzione lavori, comunemente indicato con la sigla CEL previsto dalla vigente normativa (DPR 207/2010, allegato B). Il CEL viene emesso dal Responsabile Unico del Procedimento (RUP) incaricato dal Committente dei lavori. Se il committente non coincide con l’organo preposto dalla tutela del bene, il CEL deve essere completato da un visto di buon esito apposto dall’autorità preposta alla tutela del bene. Il CEL può essere stato emesso mediante accesso alla procedura informatizzata resa disponibile dall’AVCP o rilasciato in forma cartacea per lavori antecedenti all’anno 2010.
Per i lavori di restauro su beni culturali eseguiti prima della data di istituzione del CEL (DPR 34/2000), se i lavori sono stati affidati dalla Soprintendenza o dall’Ente proposto alla tutela del bene potranno essere utilizzati, ai fini della procedura i certificati di regolare esecuzione redati e sottoscritti dal Direttore dei Lavori, i certificati di collaudo redatti e sottoscritti dalla commissione incaricata o dal funzionario incaricato nel caso di lavori privati ammessi a contributo statale.
Sono utili ai fini della procedura di qualificazione pure le attestazioni di regolare esecuzione o di buon esito rilasciate dai Soprintendenti, anche sotto forma di lettera o di attestato, comprese quelle emesse in occasione della precedente procedura.
Naturalmente ai fini del conseguimento della qualifica professione di restauratore sono utili solo i CEL, i certificati e le attestazioni relative a lavori per la categoria OS2-A e OS2-B


- Domanda: I certificati di esecuzione lavori (CEL) rilasciati ai fini SOA in forma cartacea prima del 2010 sono validi e possono sostituire l’inserimento di allegati singoli di inizio lavori, fine lavori e regolare esecuzione degli stessi? Li devo caricare nella voce "altro"? (Aggiornata il 15/9/15)
- Risposta: I CEL rilasciati ai fini SOA dal committente o dal RUP incaricato dalla Stazione Appaltante, anche quelli redatti in forma cartacea prima del 2010, sono considerati validi se contengono le informazioni utili a comprovare lo svolgimento dell’attività e la conformità della stessa ai requisiti indicati nel bando e se sono provvisti dell’attestazione di buon esito dell’autorità preposta alla tutela del bene, qualora il committente non coincida con l’ente preposto alla tutela del bene. I CEL vanno naturalmente inseriti nel campo a loro riservato della sezione “Atti” del modulo di domanda. Dal momento che di norma contengono le informazioni relative a inizio e fine lavori, il loro inserimento rende superflua l’immissione nel modulo di altri allegati quali contratto, verbale inizio/fine lavori, certificato di regolare esecuzione o collaudo.


- Domanda: Il certificato di esecuzione lavori (CEL) in mio possesso non è datato, contiene solo dati di inizio e fine dei lavori ed espone una dichiarazione, da parte della Soprintendenza, di regolare esecuzione che non riporta la data originaria del certificato. Posso indicare semplicemente quei dati? (Aggiornata il 15/9/15)
- Risposta: Di norma il certificato di esecuzione lavori porta la data del suo rilascio. Qualora essa non sia presente, ai fini della procedura può essere considerata la data del rilascio del visto di buon esito da parte dell’autorità preposta alla tutela del bene, oppure la data corrispondente a quella del certificato di regolare esecuzione o a quella di redazione del stato di avanzamento lavori (SAL) “finale”/“ultimo e finale” successivo alla fine dei lavori. In ultima istanza, nel caso di totale indisponibilità dei predetti documenti, si potrà compilare il campo con la data immediatamente successiva all’ultimazione dei lavori.


- Domanda: Ho presentato da tempo la richiesta di certificazione del buon esito agli organi preposti alla tutela dei beni che ho restaurato, ma non ho ancora ricevuto risposta. Come posso fare? Posso sostituire gli atti mancanti con un’autocertificazione?  (Aggiornata il 15/9/15)
- Risposta: No, gli atti di attestazione del buon esito non possono essere sostituiti da una autocertificazione. Come stabilito dall’art. 182, comma 1-sexies, e precisato nelle Linee Guida, par. 5.3.1, la certificazione e l’autocertificazione privata sono previste soltanto ai fini del conseguimento della qualifica di collaboratore restauratore. Il conseguimento della qualifica di restauratore, tenendo conto della delicatezza delle competenze professionali e delle responsabilità connesse alla qualifica, richiede che la dimostrazione dei requisiti avvenga esclusivamente sulla base di atti di data certa, emanati, ricevuti o anche custoditi dall’autorità preposta alla tutela del bene oggetto dei lavori.
Qualora l’ente preposto alla tutela del bene restaurato non abbia dato riscontro alla richiesta o qualora la verifica del buon esito non sia ancora stata effettuata o la relativa documentazione non sia reperibile, gli uffici dovranno provvedere a effettuare la verifica mancante e a formalizzare i relativi atti in tempo utile per poter effettuare la valutazione del requisito. Si segnala che a tal fine, con la circolare del Segretario Generale del MIBACT del 3 luglio 2015 prot. n. 7819, gli Istituti del Ministero sono stati chiamati ad assicurare il tempestivo riscontro alle richieste che saranno presentate. Per facilitare il reperimento della documentazione relativa ai lavori negli archivi delle Soprintendenze e degli Istituti del MIBACT, le suddette richieste dovranno contenere tutti i possibili dati utili all’individuazione del bene restaurato e tutti i possibili riferimenti agli atti tecnico-amministrativi esistenti in relazione all’intervento.


- Domanda: quando il bene è di proprietà dello stato, devo comunque indicare un indirizzo del "Proprietario". Può corrispondere all'indirizzo della sede della Soprintendenza che ha assegnato il lavoro oppure indico l'indirizzo del bene oggetto del restauro? (Aggiornata il 15/9/15)
- Risposta: Per un bene di proprietà statale va considerato come proprietario l’Istituto (Soprintendenza, Museo, Archivio, Biblioteca ecc.) che ha il bene in consegna e indicato il relativo indirizzo. Nell’impossibilità di individuare tale Istituto si può, in via eccezionale, compilare il campo con l’indirizzo della Soprintendenza/Istituto che ha affidato il lavoro.


- Domanda: nel precedente bando vi era la possibilità di stampare le schede per poterle consegnare in soprintendenza e richiedere l'attestazione per ogni lavoro. Ora non è più possibile stamparle? (Aggiornata il 15/9/15)
- Risposta: Nell’attuale procedura non è prevista la possibilità di stampare singole schede di attività svolte. Sarà necessario presentare all’Ufficio interessato specifica richiesta per il rilascio di documentazione e attestazioni di buon esito.


- Domanda: nella sezione “Atti” sono richiesti documenti ufficiali (con asterisco e pertanto obbligatori!) che nel caso di mio interesse non sono mai esistiti. Nel precedente bando la soprintendenza aveva "risolto" il problema dichiarando nelle attestazioni eventuali informazioni mancanti. Possiamo procedere allo stesso modo?  (Aggiornata il 15/9/15)
- Risposta: se il lavoro di restauro è stato autorizzato dall’organo di tutela o direttamente affidato dal medesimo organo è possibile allegare qualunque documento che comprovi lo svolgimento dell’attività di restauro e la conformità della stessa ai requisiti indicati nel bando, quindi documentazione contrattuale, verbali, certificazione di regolare esecuzione, fatture ecc. Possono essere naturalmente riutilizzate le attestazioni rilasciate dalle soprintendenze in occasione della precedente procedura di qualificazione.


- Domanda: Come calcolare i giorni di esecuzione del restauro?   (Aggiornata il 15/9/15)
- Risposta: I giorni di esecuzione di un restauro vanno calcolati a partire dalla data di redazione del verbale di consegna dei lavori o di consegna del bene, oppure a partire dalla comunicazione di inizio lavori inviata all’organo di tutela, con la formula dei “giorni naturali e consecutivi” (compresi quindi anche i giorni festivi) fino alla data di loro effettiva ultimazione. Solitamente tali date sono precisate nei verbali redatti per cura del Direttore dei Lavori e indicate nel CEL, dove sono segnalati anche gli eventuali periodi di sospensione dei lavori.


- Domanda: Qualora io abbia svolto direttamente l’attività di restauro come libera professionista per conto di una ditta a cui era stato affidato l’incarico e sussistano i requisiti per testimoniarla, non mi è chiaro se al momento dell’inserimento della documentazione nella domanda del bando, tale attività e lavori potranno essere inseriti sia da me, che ho svolto direttamente il lavoro, sia dal titolare che era responsabile dell’incarico. In breve, l’attività su uno stesso lavoro viene riconosciuta a entrambe le figure: titolare e lavoratore?  (Aggiornata il 15/9/15)
- Risposta: Il caso di più operatori per lo svolgimento di un medesimo intervento di restauro è preso in considerazione dalle Linee Guida, par. 5.3.2, quartultimo capoverso. Il possesso del requisito di attività di restauro può essere riconosciuto a più soggetti per uno stesso intervento qualora le caratteristiche dell’intervento stesso (per es., dimensioni cospicue del bene) siano compatibili con il numero di aspiranti. La Commissione si riserva di valutare tale compatibilità.


- Domanda: Nella sezione “Atti” dell'attività di restauro vengono richiesti gli estremi dell'autorizzazione al restauro, poi viene richiesto incarico e consegna: cosa si intende per incarico in questo caso? Non è già l'autorizzazione che fa da incarico?  (Aggiornata il 15/9/15)
- Risposta: L’atto di autorizzazione rilasciato dall’Ufficio preposto alla tutela non si può configurare come atto di incarico o consegna da parte del committente dei lavori. Esso risponde a norme di tutela previste dal D.Lgs. 42/2004 Codice dei Beni Culturali del Paesaggio, art. 21 e viene rilasciato dalla soprintendenza o dall’organo preposto alla tutela del bene su presentazione di un adeguato progetto di restauro.


- Domanda: Nella schermata “Atti” viene richiesto l’inserimento dei dati di incarico e consegna, ma c'è un solo campo da compilare. Si può inserire un solo dato?  (Aggiornata il 15/9/15)
- Risposta: Il campo “Incarico e consegna” richiede l’inserimento di un solo dato. La dicitura è stata così predisposta per permettere di utilizzare ai fini della procedura i giorni lavorativi dedicati all’attività di progettazione per chi abbia ricevuto dal committente un incarico preliminare di progettazione dell’intervento di restauro e lo abbia eseguito in un momento successivo dopo il rilascio dell’autorizzazione da parte dell’ente preposto alla tutela del bene. Nel caso non vi sia stato un formale incarico antecedente alla data di effettiva consegna dei lavori o del bene, la data da inserire nel campo sarà quest’ultima.
Resta ferma l’impossibilità di utilizzare ai fini dell’acquisizione della qualifica di restauratore la sola attività di progettazione se non collegata alla successiva realizzazione dell’intervento documentata da atti certi.


- Domanda: Cosa si intende per Atto dell'ultimazione del lavoro di restauro e i conseguenti estremi dell'Atto? Non sempre c'è un documento o se c'è potrebbe essere una fattura, una semplice lettera di consegna. Sono documenti idonei?   (Aggiornata il 15/9/15)
- Risposta: E’ possibile allegare ai requisiti indicati nel bando qualunque documento comprovante l’effettivo svolgimento dell’attività e la conformità della stessa, dal quale si possano chiaramente evincere le date di inizio e fine dei lavori e quindi calcolare i giorni occorsi per lo svolgimento del restauro. Sono utili a documentare la fine dei lavori, ad esempio, oltre al verbale redatto dal Direttore dei lavori, anche verbali o bolle di riconsegna del bene, lettere di autorizzazione al trasporto, fatture emesse.


- Domanda: ho provato a compilare la scheda di un lavoro di restauro ma non riesco a salvarlo perché manca la documentazione relativa all'autorizzazione dell'ente di tutela. Di questo lavoro ho ottenuto il CEL dell'ente di tutela, conservo il documento di ritiro, di consegna e la fattura. Visto che all'epoca del restauro non veniva rilasciato al restauratore il documento di autorizzazione, non sono in grado di procurare tale documento.  (Aggiornata il 15/9/15)
- Risposta: Se il committente del lavoro di restauro è l’Ente che tutela il bene, o la stazione appaltante da cui l’Ente dipende, il lavoro non è soggetto a provvedimento di autorizzazione. L’autorizzazione viene rilasciata su richiesta del committente dei lavori dagli Uffici territoriali del MIBACT ai sensi dell’art 21 del D.Lgs 42/2004 (oppure, nelle regioni e province a statuto speciale, dall’organo preposto alla tutela in base alle singole norme legislative) solo in relazione a lavori affidati da altri enti pubblici, da enti ecclesiastici, da enti morali o da privati. Quando l’Ente di tutela e il committente coincidono, il campo autorizzazione potrà essere compilato con gli estremi e la data del contratto/affidamento.



ATTIVITÀ ALL’ESTERO

- Domanda: dal 2000 sono iscritta in Inghilterra come restauratrice libera professionista. Sono sempre state collaborazioni professionali con ditte di restauro che dirigevano i lavori eseguiti da restauratori free-lance. La legge inglese non contempla la necessità di contratti scritti. Per ogni necessità formale fa fede la dichiarazione che attesta l’iscrizione all'ufficio delle imposte (HM Revenue and Custom). Quali documenti inglesi devo produrre per dimostrare la mia partecipazione ai progetti di restauro a cui ho preso parte?  (Aggiornata il 15/9/15)
- Risposta: Il caso di persone che intendano conseguire la qualifica di restauratore e che abbiano svolto attività all’estero è descritto nelle Linee Guida (consultabili sul sito del MiBACT), al par. 5.3.6. In base tali indicazioni l’attività di restauro all’estero dovrà essere documentata, al pari dell’attività svolta in Italia. È possibile allegare qualunque documento comprovante lo svolgimento dell’attività e la conformità della stessa, ai requisiti indicati nel bando, quindi dalle fatture fino al certificato di regolare esecuzione.


- Domanda: Che caratteristiche devono avere le traduzioni dei documenti in lingua straniera allegati alla domanda, relativi a formazione o attività svolte all’estero, per essere considerate valide ed idonee?  (Aggiornata il 15/9/15)
- Risposta: Per poter essere fatti valere in Italia, gli atti e i documenti rilasciati da autorità straniere devono essere tradotti in italiano e in alcuni casi muniti di legalizzazione.
Le traduzioni devono essere asseverate o recare il timbro “per traduzione conforme”. Nei Paesi dove esiste la figura giuridica del traduttore ufficiale la conformità può essere attestata dal traduttore stesso, la cui firma viene poi legalizzata dall’ufficio consolare o dal Tribunale.
Nei Paesi nei quali tale figura non è prevista dall’ordinamento locale occorrerà necessariamente fare ricorso alla certificazione di conformità attraverso l’asseverazione. La traduzione in italiano di un documento redatto in lingua straniera, attraverso l’asseverazione acquisisce carattere di “ufficialità” divenendo “traduzione giurata” o “traduzione certificata” o “traduzione ufficiale”. Il traduttore dovrà quindi asseverare la sua traduzione presso l’Ufficio Volontaria Giurisdizione o dal Giudice di Pace, davanti al cancelliere in qualità di pubblico ufficiale.





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