Particolare stilizzato della cupola del Pantheon, Roma

Risposta scritta all'interrogazione n. 4-05461 della sen. Sara Paglini. Marciana (LI). Complesso di Palazzo Appiani.

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Nell’atto ispettivo 4-05461, la Senatrice interrogante riferisce che nel comune di Marciana, nell’Isola d’Elba, è stato riportato alla luce un antico ipogeo, scavato nella roccia, a pianta cruciforme, composto da un lungo corridoio di accesso, con due camere laterali al suo termine, sulla cui identificazione e classificazione si è aperta una disputa tra alcune associazioni culturali e l’amministrazione comunale, sostenendo le prime che si tratti di un luogo sepolcrale etrusco, e non della “zecca degli Appiani”, come, invece, sarebbe ritenuto dal comune. L’Onorevole interrogante, pertanto chiede di conoscere quali iniziative si intenda assumere per giungere a una corretta e chiara classificazione dell’ipogeo. L’ipogeo si trova nel paese capoluogo di Marciana, all’estremità meridionale di Via del Cantone, sulle pendici del Monte Cantone, a circa 380 s.l.m., alla periferia del paese a ridosso del palazzo Appiani e a circa un centinaio di metri di distanza dal sovrastante Castello di Marciana, una fortezza forse di impianto medievale ma con caratteristiche architettoniche attuali post rinascimentali. Come anche ricordato nell’atto ispettivo, il 16 ottobre 2014 funzionari della allora Soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici per le province di Pisa e di Livorno (oggi Soprintendenza Belle arti e paesaggio per le province di Pisa e Livorno) e della ex Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana (divenuta Soprintendenza Archeologia della Toscana), hanno effettuato un sopralluogo sul posto, alla presenza del sindaco del comune di Marciana, di alcuni tecnici dell’amministrazione comunale e di un rappresentante dell’associazione culturale “Ilva-Isola d’Elba”. Nella certezza di trovarsi di fronte ad un bene culturale di indubbio interesse storico architettonico, la soprintendenza competente per i beni architettonici ha ritenuto opportuno, come convenuto con lo stesso sindaco, di avviare il procedimento per il riconoscimento dell’interesse storico artistico dell’intero complesso architettonico detto Palazzo Appiani, ai sensi della parte seconda del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, Codice dei beni culturali e del paesaggio, richiedendo, pertanto, i necessari approfondimenti del contesto, con particolare attenzione al rilievo storico critico e dimensionale delle strutture architettoniche in elevazione, e alla ricerca di eventuali ulteriori vani ipogei nei dintorni. A seguito di ulteriori approfondimenti e sopralluoghi, la soprintendenza per i beni architettonici ha confermato all’amministrazione comunale la necessità di procedere ad un rilievo completo delle case e dei volumi scavati nella roccia, in modo da poter studiare adeguatamente la configurazione e le relazioni spaziali e funzionali dei vari corpi di fabbrica e degli spazi aperti e di poterne comprendere la stratificazione architettonica e il processo insediativo, nonché di procedere all’effettuazione di saggi e prospezioni geologiche per accertare l’esistenza di eventuali altre cavità sotterranee e la precisa collocazione e dimensione dei vani scavati; operazioni necessarie, insieme al censimento analitico delle proprietà, per l’emissione del decreto di riconoscimento di interesse culturale. Il comune di Marciana, pertanto, con la delibera n. 146 del 17 novembre 2015, ha approvato un accordo di collaborazione di studi e ricerca con l’Università di Firenze e ha stipulato la relativa concessione che consente l’attivazione delle attività di rilievo. La stessa amministrazione comunale ha attivato il proprio ufficio tecnico per coadiuvare la competente soprintendenza nella raccolta dei dati catastali e nella difficile opera di contatto con i proprietari dei beni e delle aree, alcuni dei quali residenti all’estero, attività necessarie alla predisposizione della dichiarazione dell’interesse culturale del complesso immobiliare. Si è, anche, provveduto alla messa in opera di un piccolo sistema di areazione per il controllo dell’umidità interna dell’ambiente ipogeo, cosa ritenuta prioritaria per la conservazione del contesto. Con riferimento agli aspetti di natura più prettamente archeologici, la competente Soprintendenza Archeologia della Toscana ha comunicato quanto segue. Nel corso del sopralluogo del 16 ottobre 2014, già precedentemente richiamato, il personale della soprintendenza per i beni archeologici ha potuto visitare la parte superiore dell’immobile destinato a museo della zecca e ha potuto accedere nell’ipogeo sottostante, interamente scavato nella granodiorite. A seguito di tale sopralluogo, si è potuto constatare che al piano inferiore dell’immobile si trova un vano di accesso rettangolare con il lato a destra in parte scavato nella roccia, da cui inizia un corridoio in forte pendenza, che conduce ad un'ampia struttura ipogea con pianta cruciforme costituita da un piccolo vano centrale che appare proseguire in linea diretta il corridoio di ingresso, e un transetto che lo interseca, a ciascuna delle due estremità del quale si aprono altri due vani rettangolari; nella parete del transetto si aprono anche due incavi, uno da un lato e l'altro dal lato opposto, con funzione probabilmente di appoggio per lumi, dato anche il parziale annerimento. Nel piccolo vano centrale in fondo al corridoio sono presenti in alto una serie di incavi laterali che fanno pensare alla sospensione di alcune travi; nella fossetta sul pavimento sono ancora conservate delle scorie di metallo, come a significare che in quel punto si potesse fare fuoco e fondere il minerale; tuttavia l'assenza di scarichi dei fumi rende se non altro incerta questa interpretazione; attraverso il braccio destro del transetto si giunge ad un vano sempre scavato nel granito le cui pareti riportano tracce evidenti di piccone, che non sono assolutamente da interpretare come “incisioni” appositamente realizzate né sono degne di interesse storico-artistico; in alcune parti della parete ci sono stati in passato dei distacchi nella pietra e dei tamponamenti; dall'altro lato del transetto vi è una struttura simmetrica, conservata in modo peggiore, in quanto i tamponamenti in laterizi coprono gran parte della superficie e del soffitto che appare ribassato rispetto al vano simmetrico; potrebbe addirittura ipotizzarsi la presenza originaria di un’apertura in alto o lateralmente, che poteva mettere in comunicazione con altri vani ora da essa separati. La struttura al piano terreno e quella ipogeica sono sempre state note e fino a pochi anni fa utilizzate come rimessaggio di oggetti di ferro e macerie; in anni recenti (2008-2009) l'intera struttura è stata ripulita asportandone i materiali all'ingresso e, nei vani ipogei, le bottiglie che vi erano state accumulate; sono state, invece, lasciate dopo la ripulitura una serie di scorie ferrose nell’incavo sul pavimento del vano centrale dove erano state ritrovate. Sia lungo il corridoio che lungo i due vani corre a 1,10 m di altezza una scanalatura a rilievo, scavata nel granito, di incerta funzione; anche il pavimento mostra il piano di granito nel quale tutti gli ambienti sono stati scavati. I soffitti, a volta, sono alti sia nel corridoio, che nei vani laterali e centrale; l’ingresso del corridoio e gli accessi ai due vani laterali sono ad arco, rinforzati con archi a sesto acuto in mattoni della dimensione di cm 30 per 25 per 3,5. Il complesso comprendente la Casa degli Appiani e la struttura ipogea erano stati già oggetto, nel 1979, di una relazione dettagliata da parte del prof. Amleto M. Torroni, direttore del Museo archeologico di Marciana, inviata all’allora soprintendente, dott. Guglielmo Maetzke, relazione conservata nell'archivio della Soprintendenza Archeologia della Toscana (AST 9 Livorno 8 1971-1980 prot. 3884 del 7 luglio 1979), con allegata la pianta e le foto del vano a piano terra e dell'ipogeo, e corredata anche di note archivistiche sulla presenza della zecca degli Appiani. Il soprintendente a suo tempo non ritenne opportuno intervenire con pratiche di tutela, né riconoscervi alcun tipo di struttura antica, limitandosi a ringraziare il direttore del museo di Marciana per le “interessanti informazioni” (AST 9 Livorno 8 1971-1980 prot. 3988 del 13 luglio 1979). Dal 1979, pertanto, sia la casa che l'ipogeo hanno continuato a svolgere la funzione di rimessaggio per oggetti ingombranti e rifiuti in generale, La soprintendenza competente per la tutela dei beni archeologici è venuta a conoscenza solo in un secondo momento dell’intervento di svuotamento dai rottami e detriti accumulati all’interno dell’ipogeo, operazione che è stata condotta da personale non specializzato per conto del comune di Marciana e per la quale, peraltro, non era dovuta alcuna autorizzazione da parte della soprintendenza stessa, trattandosi di depositi di materiali di risulta. Riguardo alla consistenza del riempimento scavato nel 2008-2009, l’architetto che vi ha lavorato ha riferito, e documentato con immagini, che l’ingresso era pieno di materiale di discarica di un muratore che aveva in affitto la stanza in anni recenti, mentre i vani laterali erano vuoti ad eccezione di qualche bottiglia. Sulla natura non archeologica di tale riempimento fanno fede le immagini risalenti al 1979, conservate nell’archivio storico della soprintendenza, le quali evidenziano come il lavoro non fosse in alcun modo da configurarsi quale scavo archeologico. Lo svuotamento, che non è stato eseguito con criteri stratigrafici data la natura di depositi di materiali di risulta, ha però permesso di recuperare alcuni frammenti ceramici dal XVI al XIX sec. (ora ricoverati presso il Museo archeologico di Marciana) che presumibilmente indicano i periodi di frequentazione dell’ipogeo e del palazzo sovrastante abitato dalla famiglia degli Appiani. Si tratta, ad ogni buon conto, di semplici frammenti ceramici che attestano un uso della struttura in tempi moderni e non si può escludere che essi possano essere pervenuti all’interno dell’ipogeo insieme alle macerie ivi accumulate in tempi recenti. Relativamente alle incisioni presenti sulle pareti dell’ipogeo, quelle visibili attualmente risultano riferibili al lavoro di scavo del granito e non costituiscono in alcun modo elemento datante la struttura. La ripulitura e il restauro hanno interessato anche il piano ammezzato, che è stato sostituito con un soppalco e utilizzato come “Museo della Zecca” ospitandovi delle monete postclassiche di proprietà di un collezionista; la creazione di tale esposizione ha preso spunto dalla presunta ubicazione in questi luoghi della “zecca degli Appiani” di cui parlano le fonti storiche; pertanto l'amministrazione comunale, nella cui disponibilità è il piano terreno del palazzo, ha ritenuto opportuno ubicare qui il piccolo museo numismatico. Nonostante la pianta dell’ipogeo si avvicini, anche se solo in parte, a quella di una tomba etrusca, secondo la Soprintendenza Archeologia della Toscana, non vi sono elementi che possano portare ad un’interpretazione certa come monumento di età etrusca a carattere funerario; piuttosto l’opera di scavo all’interno della granodiorite, essendo di gran mole, sembra rappresentare l’impegno di una comunità per un manufatto a servizio della comunità stessa, quale potrebbe essere una neviera o una cisterna, ipotesi che, in assenza di competenza, data la presunta epoca postclassica di realizzazione della struttura ipogea, deriva da una valutazione autoptica di alcuni particolari e confronti. A supporto della funzione di neviera o cisterna si può addurre la somiglianza con la Neviera della Tacchinella a Canzano (TE), che, sebbene di dimensioni più ampie, ne ricorda alcuni particolari come il corridoio in discesa e le nicchie per i lumi, oppure la Neviera di Masi Torello (FE) che, pur anch’essa rivestita da una cortina di laterizi come quella della Tacchinella, presenta un cordolo in rilievo a circa un metro da terra come l’ipogeo di Marciana. Per l’ipogeo di Marciana, i tamponamenti nel soffitto e nella parete del vano sinistro farebbero ipotizzare il collegamento originario con altri vani o con la superficie; solo l’esame delle strutture ad essa adiacenti o sovrastanti potrà consentire, alla Soprintendenza Belle arti e paesaggio, competente per tipologia e per periodo storico, di giungere a un’interpretazione verosimile. Pertanto, pur consapevoli dell'interesse che potrebbero suscitare sia dal punto di vista scientifico che turistico una interpretazione di maggiore antichità del complesso ipogeo e una sua funzione funeraria, ad oggi, a giudizio della Soprintendenza Archeologia della Toscana, non esistono indizi archivistici e materiali certi per denominare l'ipogeo come tomba etrusca.


Redattore: ROBERTO AMICI




Documentazione:

Paglini 2 agosto 2016
(documento in formato pdf, peso 87 Kb, data ultimo aggiornamento: 05 settembre 2016 )





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