Particolare stilizzato della cupola del Pantheon, Roma

Roma. Gli affreschi dell'Aula Gotica dei Santi Quattro Coronati

Coronati
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 Nell’Aula gotica del Monastero dei Santi Quattro Coronati è stato scoperto e restaurato un ciclo di affreschi, databile entro la metà del Duecento, rilevantissimo per la storia della pittura italiana.
I lavori sono stati interamente finanziati dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Iniziati nel 1997, con i primi tasselli di descialbo, sono stati portati a termine nel 2006, diretti  dalla storica dell’arte Andreina Draghi (Soprintendenza per il patrimonio storico artistico etnoantropologico del Lazio-Roma) ed eseguiti dalla restauratrice Francesca Matera.

I dipinti occupavano originariamente una superficie di circa 850 metri quadri di cui sono sopravvissuti, in perfette condizioni di conservazione, circa 350 metri quadri.
L’Aula è costituita da due ambienti coperti da volte a crociera e divisi da un’arcata ogivale. Nella campata meridionale sono raffigurati i dodici Mesi dell’anno, i Vizi, le Arti, le Stagioni con i Venti, un Paesaggio marino, lo Zodiaco, le Costellazioni.

  Nella campata settentrionale è affrescato il Re Salomone circondato dalle Virtù, rappresentate in abiti militari ma non armate. Recano sulle spalle il personaggio che maggiormente  si è segnalato nell’esercizio della virtù raffigurata. In contrapposizione, nella parte inferiore della scena, è illustrato il vizio autentico alla virtù e il personaggio negativo scelto come esempio. Nel registro superiore le immagini di Mitra tauroctono, di due Figure  allegoriche, del Sole e della Luna, completano la rappresentazione.

Un ricchissimo apparato di iscrizioni correda gli affreschi in un intreccio indissolubile tra immagine dipinta e scrittura. E’ la raffigurazione della Chiesa militante, cui è affidato il compito di trasmettere la parola divina riflessa nell’ordine della creazione e la cui funzione è insostituibile nell’organizzare il percorso dell’uomo verso la conoscenza di Dio. E’ la Chiesa che fonda se stessa sull’esempio offerto dalle opere realizzate in vita dai suoi fedeli e dai suoi sostenitori e che esclude dal piano di salvezza chi le si è opposto.

  Il ciclo di affreschi è stato eseguito tra gli anni trenta – quaranta del Duecento, in una fase leggermente successiva la canonizzazione di San Domenico (1234) raffigurato come esempio della Giusta Emulazione.

I dipinti presentano profonde analogie stilistiche e decorative con gli affreschi della Cappella di san Gregorio a Subiaco (1228) e soprattutto con le immagini campite sulle volte della cripta del Duomo di Anagni, attribuite al Terzo Maestro, un pittore formidabile per la forza espressiva e la sintesi con cui costruisce la composizione. Il nuovo senso dello spazio con cui sono costruite le scene, la coralità nella rappresentazione del lavoro dei Mesi, il naturalismo, l’esuberante vitalità dei partiti decorativi, la profonda relazione con la cultura classica proiettano una luce assolutamente nuova sulla realtà pittorica romana della metà del duecento e restituiscono alla città un ruolo centrale nell’elaborazione del nuovo linguaggio artistico.

Le monache agostiniane di clausura apriranno l’Aula al pubblico in primavera.

 

 








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Santi Quattro Coronati
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Coronati_home
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